IL NODULO TIROIDEO

Il “nodulo tiroideo” è una lesione ben definita e distinta dal tessuto tiroideo circostante e si riscontra molto comunemente nella popolazione generale; si stima che circa 6 persone su 10 presentano un nodo tiroideo all’ecografia. 

Nella gran parte dei casi i noduli non sono palpabili e non provocano alcun disturbo ma si rilevano “incidentalmente” durante accertamenti per altri problemi, ad es. con una ecografia, un ecodoppler dei tronchi sovra-aortici, una TAC o risonanza magnetica della zona del collo.

Il nodo tiroideo è più frequente con l’avanzare dell’età, nel sesso femminile, nelle aree a maggior carenza iodica, in soggetti con storia di esposizione a radiazioni.

Le forme benigne rappresentano circa il 95% dei casi e comprendono gozzi iperplastici, cisti, adenomi, iperplasie, tiroiditi.

I noduli maligni si riscontrano in meno del 5% dei casi e in particolare nelle popolazioni con maggiori fattori di rischio; tra le tumori maligni oltre il 90% dei casi è rappresentato da carcinomi ben differenziati della tiroide, lesioni che, se ben  diagnosticate e correttamente trattate, godono di eccellente prognosi.

Se da un lato il numero di tumori tiroidei è in costante crescita (in Italia 15-20 nuovi casi all’anno su 100.000 donne e 5-10 nuovi casi all’anno su 100.000 uomini), la mortalità per carcinoma tiroideo è molto bassa ed in calo nelle ultime decadi (0,35 casi su 100.000). Questo trova giustificazione in una maggiore attenzione alla prevenzione con ricorso ad esami di screening che portano ad una diagnosi sempre più precoce di lesioni spesso molto piccole, iniziali, che portano nella maggior parte dei casi ad una guarigione.

L’inquadramento del nodo tiroideo si avvale prima di tutto di accurata anamnesi ed esame obiettivo con identificazione di eventuali fattori di rischio, di alcuni esami di laboratorio e di una ecografia tiroidea, esame principe nella diagnostica nodulare poiché in grado, con tecnica semplice e non invasiva, di fornire moltissime informazioni sulla struttura del nodulo.

Sulla base dell’ecografia lo specialista è in grado di stabilire il rischio di malignità correlato alla lesione e valutare se necessario un approfondimento diagnostico con l’agoaspirato. Tale procedura permette, mediante un piccolo prelievo con ago sottile sotto guida ecografica all’interno del nodulo, di stabilire la natura del nodulo con una buona accuratezza; è poco dolorosa e si svolge in regime ambulatoriale con una minima invasività.

Dall’esito citologico che ne deriverà lo specialista deciderà l’iter terapeutico e/o imposterà il follow up successivo. In caso si confermi lesione sospetta si invierà a percorso chirurgico ed eventualmente radioterapico, in caso contrario sarà sufficiente monitorare la lesione a distanza.

Dr.ssa. Francesca Sanguin

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